Cantiere Delfino
 


Articoli: [1] [2] [3] [4] [5] [6]


Per gli utenti - avvisi

14/02/2005  

Il fascino aggressivo dei relitti  

Il 6 giugno 2004 è ricorso il 60° anniversario dello Sbarco in Normandia, l'operazione bellica che più di ogni altra segnò i destini del II Conflitto Mondiale. Questo ci offre spunto per parlare di un'altra operazione militare di sbarco, sicuramente meno famosa e forse anche meno incisiva per le sorti del Conflitto, ma che avvenne molti mesi prima, sulla costa che si estende tra la Costiera Amalfitana e il Cilento: lo Sbarco di Salerno, dei cui relitti i fondali di quel tratto di mare sono ancora costellati.

Nuotare stancamente nella esplorazione di un desolato pianoro sabbioso. Uno scenario piatto e monotono, che percorriamo pigramente con lo sguardo quando a un certo punto qualcosa richiama bruscamente la nostra attenzione! E scopriamo l'emozione di trovarci di fronte a un relitto che si erge dal fondo, dimenticato.

...E il bello è che ne avevo anche sentito parlare, di quello scafo che doveva emergere giusto di un tanto dal fondale sabbioso proprio di fronte alla mia spiaggia! E si diceva che quando l'acqua era particolarmente limpida, persino dalla barca si poteva distinguere il luccichio dorato di un'elica. Insomma, ne avevo sentito parlare tante volte, ma non ero mai riuscito a trovare nessuno che me ne indicasse con precisione la posizione. Del resto lo scafo doveva trovarsi al largo, in un punto qualsiasi del fondale sabbioso. E quella mattina di agosto che mi ero messo a pinneggiare verso il largo alla ricerca di cannolicchi, di certo non mi aspettavo niente di particolare da quella mia esplorazione. Eppure a un certo punto qualcosa attirò la mia attenzione... Ma non fu un richiamo brusco, bensì il percepire qualcosa di "strano" che poteva costituire una mira per la mia caccia: poco più di un'ombra sulla sabbia.
E lo vidi: uno scafo, piatto, disteso capovolto sul fondale sabbioso e da quello appena sporgente, tanto da non costituire un rialzamento sensibile del fondale, se non per quei pochi centimetri con cui le chiglie si innalzavano. La forma, le dimensioni, e quelle sottili chiglie che si prolungavano a proteggere ognuna una grossa elica a tre pale, e ognuna finendo poi con un sottile timone tondeggiante, non lasciavano dubbi: era sicuramente un classico pontone da sbarco-truppe americano della seconda guerra mondiale. Ed era completamente insabbiato, tanto che l'unica elica che sulle prime si distingueva, era stata tirata fuori da qualche pesce che probabilmente vi si era ricavato accanto un rifugio, scavandovi contro.



Che sensazione, quella scoperta...: sulle prime fui colto da un comprensibile moto di entusiasmo; poi, subito dopo, cominciai a considerare che ero lì, perso in mezzo al mare a 600 metri dalla costa, in quella particolare solitudine che solo chi se ne va in giro al largo conosce; ma sotto di me avevo scoperto qualcosa di ancora più solo, dimenticato. Immediatamente mi passarono d'avanti agli occhi le immagini dei tanti film e documentari, che potevano essere state proprie del relitto quando ancora era una imbarcazione: il mare, le onde, il rumore dei motori e lo stridio dello scafo metallico mentre urta e struscia contro le murate della grande nave da cui sta fuoriuscendo; e poi il fumo, l'odore di gasolio e di salmastro. E la tensione degli uomini a bordo...
Già, perché un relitto vuol dire una perdita; ma un relitto bellico vuol dire morte.

Inutile dire che quella mattina non ebbi più attenzioni per altro: cominciai a esplorare il relitto, scrutandolo e studiandone ogni centimetro. Era troppo interessante. E scoprire poi i fori che lo scafo presentava sia su una fiancata che sulla chiglia, allineati e paralleli tra loro, accentuò ulteriormente la mia attenzione per quel ritrovamento perchè quelli dovevano essere, per posizione e angolazione, i fori della mitraglia che lo aveva affondato, e io stavo proprio indagando su quello che doveva essere stato il suo destino.



L'impatto sottilmente emotivo che ebbe su di me quel primo, casuale ritrovamento mi spinse a considerare quanti potessero essere i relitti in quella zona, di cui avevo anche sentito parlare ma che non mi ero mai curato di cercare. E incominciai a informarmi meglio per andarli, finalmente, a visitare. Per prima cosa raccolsi le tante informazioni che già avevo nel mio "archivio mentale": del resto le cose di mare mi avevano sempre interessato! Poi cominciai ad assumere informazioni tra amici e conoscenti finché, una volta raccolte le prime indicazioni generiche, presi ad andare in giro a domandare a pescatori locali e bagnini.

Tracciai in breve tempo una prima mappa di quelli che dovevano essere i relitti più interessanti, e notai con piacere che sotto costa ve n'erano molti di più di quanti immaginassi! Quindi cominciai l'esplorazione dei primi siti segnalati. Il "mio" relitto mi aveva sorpreso, con i pochi metri di profondità a cui giaceva; ma quando poi, grazie alle indicazioni arrivai a quell'altro enorme, che dormiva sotto la sabbia a poche decine di metri dalla battigia, ci rimasi veramente male! Possibile che nessuno mi aveva mai parlato di "quello": una nave, intera anche se ormai del tutto affossata?! E il bagnino del lido lì di fronte che mi diceva che fino a qualche anno prima, alcuni dei suoi pinnacoli fuoriuscivano addirittura dall'acqua!...



Ma quello costituì solo l'inizio della mia nuova "missione": ormai suggestionato dal loro incredibile fascino, avevo deciso che avrei cercato tutti i relitti sotto costa almeno per fotografarli, e le indicazioni che continuavo a raccogliere promettevano sempre maggiori sorprese.
E poi sarei passato ai relitti più fondi, quelli su cui cacciare. E lì l'avventura avrebbe assunto toni ben diversi! Ma di questo ve ne parlerò in una prossima microAvventura!


Fonte: www.microavventura.it


Articoli: [1] [2] [3] [4] [5] [6]

 

HeadLive

Radici Toscane

Dapiran