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La Pesca - La pesca subacquea

04/05/2005  

VULNERABILITA' DEI PESCI E RITMI CIRCADIANI  

VULNERABILITA' DEI PESCI E RITMI CIRCADIANI

Nel programmare una battuta di pesca, raramente ci poniamo il problema del momento ottimale nella giornata per insidiare le nostre prede.
Valutiamo con cura la scelta del tratto di litorale da esplorare, facendo considerazioni empiriche sui diversi fattori che possono influenzare la presenza del pesce, poi, partiamo l'ora che c'è più congeniale o semplicemente più pratica per l'immersione.
Il ritmo biologico dei pesci, però, non aspetta i nostri comodi!
Il loro comportamento subisce, infatti, una variazione durante la giornata in funzione dei parametri biochimici e fisiologici, che fluttuano ciclicamente.
Queste fluttuazioni, in condizioni ambientali costanti, se oscillano con un ritmo vicino alle 24 ore sono definite: ritmi circadiani.
Un orologio biologico interno scandisce i tempi dell'alimentazione, del riposo e d'altre attività dei pinnuti determinando conseguenti spostamenti nell'ambiente subacqueo.
Come l'uomo dorme la notte e la mattina si alza per la sua attività giornaliera, così i pesci riposano in un certo momento della giornata e cacciano o si alimentano in un altro, scegliendo luoghi che sono influenzati da molteplici fattori, per lo più ancora sconosciuti.
Il fotoperiodo, in sostanza, detta i ritmi e la cadenza nei momenti topici della vita dei pesci, con i quali il pescatore subacqueo moderno deve entrare in sintonia se vuole ottimizzare la sua attività.
Uno studio condotto dall'Università di Genova nel '97 ed altri studi (Blaxter'70, Bowman '80) ha evidenziato, ad esempio, che il nasello (Merluccius merluccius) è condizionato da un ritmo circadiano d'attività che lo spinge, nelle ore notturne, ad alzarsi nella colonna d'acqua in cerca di prede pelagiche e, nelle ore diurne, a cercare rifugio vicino al fondo. La sua cattura con le reti a strascico, di conseguenza, è improduttiva nelle ore notturne e raggiunge un picco massimo di successo nel mezzodì.
Limitatamente alla mia esperienza, inoltre, ho notato come i minuti precedenti l'alba, rappresentino un momento di grand'attività alimentare per alcune famiglie di pesci come gli sparidi e i serranidi. Orate e saraghi s'ingozzano nel sotto costa, proprio a cavallo dell'alba, per allontanarsi quando il sole si alza sull'orizzonte.
Ricorderò sempre le migrazioni mattutine dalle dighe frangiflutti di Chiavari, in Liguria.
Fuori della massicciata di queste costruzioni, un'ampia distesa di sabbia rendeva incerti i pesci nel guadagnare il largo, così, al sorgere del sole, mi accadeva di osservare branchi eterogenei che si formavano nell'attraversamento, con un chiaro intento difensivo.
L'occhio di questi pesci non è progettato per la luminosità del basso fondo: senza palpebra e con la pupilla fissa, resta facilmente abbagliato quando il sole è allo zenit, così, nelle ore più luminose questi preferiscono rifugiarsi in profondità, soprattutto nelle zone dove si sentono meno sicuri.
Quest'oscillazione tra il basso fondo e i fondali lontano dalla costa, perciò, oltre a svolgere una funzione alimentare, soddisfa anche un evidente istinto di conservazione.
Un'osservazione simile vale anche per la cernia: la mattina all'alba capita di trovarla fuori della sua tana. Dopo un'estate con numerose visite alla secca del Diavolo, al largo di capo Testa, a Santa Teresa di Gallura, l'anno scorso, mi ero convinto che le grosse cernie si fossero estinte. Una mattina all'alba, rinunciando all'abituale agguato nel basso fondo, avevo iniziato la battuta di pesca proprio sulla secca del diavolo a 25/30 metri e con mia gran sorpresa, ad un aspetto sul fondo, in controluce, erano apparse le loro sagome scure in gruppi
di due o tre esemplari.
Le osservazioni scientifiche e quelle di molti subacquei, confermano la periodicità di questi comportamenti che, approssimativamente accadono negli stessi periodi della giornata, andando di là dalle semplici abitudini alimentari contratte nel corso della vita di un individuo ed entrando nella sfera dei comportamenti condizionati che seguono i ritmi plasmati intorno al fattore ambientale luminoso.
I ritmi circadiani regolano la vita di tutti i vertebrati attraverso tre strutture collegate tra loro, antiche quanto i vertebrati stessi: la retina, il complesso pineale e i nuclei soprachiasmatici dell'ipotalamo (SCN) che formano l'asse circadiano.
Ogni animale ha un suo asse circadiano dove può mancare anche una di queste strutture, la sua organizzazione e i suoi ritmi, nella storia evolutiva, a volte si sono modificati in risposta alle pressioni selettive della particolare nicchia ecologica occupata.
Basti citare che i primi mammiferi, evolutisi nell'era cenozoica (da 65 a 1.5/2 milioni d'anni fa) sotto la pressione dei dinosauri, di giorno, padroni del pianeta, avevano sviluppato un'attività prevalentemente notturna, con ritmi capovolti rispetto a quelli odierni.
I dinosauri si sono estinti e i mammiferi nel loro successo evolutivo hanno occupato anche nicchie ecologiche diurne.
E' interessante notare come questi ritmi, nei predatori siano in sintonia con quelli delle loro prede. Si è notato, infatti, che alcune specie d'insetti, al tramonto sono molto più attivi tendendo ad aggregarsi e in concomitanza, i pipistrelli che se ne cibano iniziano i loro voli, anche se sono rinchiusi in una gabbia di laboratorio.
Quando la pesca subacquea notturna era ancora consentita, più di una volta, mi sono avventurato, di notte, dove avevo incontrato molto pesce durante il giorno. Neppure una volta mi è capitato di rincontrare gli stessi pesci, a conferma che i loro spostamenti sono legati al ciclo giorno/notte.
A volte, in piena notte, sono svegliato da uno sciacquio convulso dentro il mio acquario: è l'anguilla (Anguilla anguilla) che di giorno si nasconde nella colonna filtrante e col buio esce a predare i latterini (Atherina hepsetus). Questi piccoli pesci, di giorno, vivono in branco tenendosi vicini alla superficie e al tramonto si avvicinano al fondo per riposare.
Il loro sole, ora, è la lampada che illumina l'acquario e come io spengo la luce, un recettore nella retina del loro occhio, attiva il comportamento che li spinge sul fondo.
I ritmi dell'anguilla sono programmati per sfruttare il condizionamento di questi e di altre specie che la notte trovano rifugio vicino al terreno.
I ritmi circadiani, nei pesci, s'intersecano e interagiscono con altre oscillazioni nel comportamento quali le migrazioni stagionali, il corteggiamento riproduttivo e forse anche le fasi lunari. Tutto ciò rende difficile l'interpretazione delle loro abitudini e scoprire, di volta in volta, dove si sono spostati e per quale ragione!
Anche se siamo molto lontani da una vera conoscenza delle abitudini dei pesci, tuttavia, il pescatore moderno deve abituarsi a studiare tutti i loro spostamenti e, quando questo è possibile, collegarli alle ragioni che si suppone li abbiano scatenanti.
Al termine di queste considerazioni voglio proporvi un'ultima riflessione personale:
Vent'anni fa realizzavo gli stessi carnieri d'oggi, impiegando il doppio del tempo.
La mia tecnica sicuramente si è affinata e ho raggiunto un alto rendimento nelle catture ma, mi rendo conto, che, allora insistevo, senza risultato, in zone sbagliate e nelle ore meno opportune. Lo sforzo di razionalizzare l'attività della pesca subacquea mi ha portato ad ottimizzare, col tempo, questi due fattori: zona da battere e ora dell'immersione.


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